XXXVII – I FRATELLI LUMIÈRE: INVENTORI E AUTORI DEL CINEMA

Numero XXXVII – Settembre 2025

Sommario:

Auguste e Louis Lumière

C’ERA UNA VOLTA… IL CINEMATOGRAFO! L’avventurosa storia di Louis e Auguste Lumière di Luisa Ceretto

“C’è stato un tempo in cui il cinema sbucava dagli alberi, sorgeva dal mare, in cui l’uomo con la magica macchina da presa si fermava nelle piazze, entrava nei caffè…Era il tempo di Louis Lumière”  Henri Langlois

In occasione del primo centenario della nascita del cinema, si è celebrata l’opera di Louis e Auguste Lumière, inventori e produttori, che hanno dato vita al cinematografo, procedendo incessantemente nelle loro ricerche. Un’invenzione che “era nell’aria”- sono tanti i predecessori, come Étienne-Jules Marey, Eadweard Muybridge, Émile Reynaud, e soprattutto, Thomas Edison, che si sono cimentati nell’animare le immagini -, ma è con i Lumière che il cinema trova la sua piena realizzazione. Grazie alla loro ricerca, mettono infatti a punto un metodo che consente di “far uscire” dall’apparecchio le immagini e mostrarle sul grande schermo. Si è tornati a parlare dell’importanza di Louis e Auguste Lumière, in occasione del centotrentesimo anniversario della nascita della settima arte, con l’uscita del documentario diretto da Thierry Frémaux – delegato generale del Festival di Cannes e Direttore dell’Institut Lumière di Lione -, Lumière – L’avventura del cinema (riuscito seguito di Lumière! La scoperta del cinema, distribuito in Italia dalla Cineteca di Bologna). Un documentario che riposiziona l’opera dei due celebri fratelli lionesi, oltre che come inventori, come veri e propri autori. Pionieri dell’immagine e del movimento, è con loro che il cinema trova la sua grammatica. Con i Lumière “come ha dichiarato il critico cinematografico Serge Daney”, ricorda Frémaux, “il cinema è nato grande”.

Dedichiamo questo numero a loro e alle loro “vedute”,  recuperate grazie al mirabile lavoro di Thierry Frémaux  e all’accurato restauro, che ha visto il coinvolgimento di più istituzioni cinetecarie.

Dal film Lumière – L’avventura del cinema di T. Frémaux (2024)

Quando nel famoso Salon Indien si spengono le luci e le immagini si animano sullo schermo, il pubblico si trova di fronte ad uno spettacolo inatteso. Composto da una trentina di spettatori, tra loro vi è Georges Méliès, che ne è subito rapito. È il 28 dicembre 1895, è in quel momento che nasce ufficialmente il cinema, e si impone una nuova visione del mondo e dei suoi fenomeni. Poco più di un anno prima, nel settembre del 1894, Antoine Lumière,  il padre di Louis e Auguste, aveva assistito ad una proiezione parigina del kinetoscopio di Thomas Edison. Impressionato da quella macchina, in grado di proiettare immagini in movimento, egli comprende che si può migliorare: i kinetoscopi proponevano a singoli spettatori immagini di fotografie animate piccole e poco luminose. “Bisogna far uscire l’immagine dalla scatola. Rientro a Lione: i miei figli ci riusciranno!”.

Un’impresa…di famiglia

Pittore e poi fotografo, sposatosi a diciannove anni, Antoine Lumière si stabilisce a Besançon, dove nasceranno Auguste nel 1862 e Louis, nel 1864.

Nel 1870 la famiglia Lumière si trasferisce a Lione, dove Antoine Lumière apre uno studio fotografico in centro. Louis e Auguste saranno allievi della Martinière, la prestigiosa École des Science et des Arts Industriels de Lyon (fondata grazie alla generosa donazione di un appassionato autodidatta della matematica, Claude Martin).

Nel 1881 Louis, a soli diciassette anni, mette a punto un procedimento fotografico istantaneo, Étiquette bleue, assicurando alla famiglia fama e successo economico. Per commercializzare e fabbricare le lastre di vetro, Antoine Lumière acquista un terreno a Monplaisir, nella prima periferia di Lione. Nasce la Société Lumière & ses Fils, la fabbrica si sviluppa e dal 1895 ha inizio l’avventura del cinematografo. Dall’autunno del precedente anno, su iniziativa del padre, i Lumière danno il via alle sperimentazioni nella fabbrica di Monplaisir. “È Auguste, il figlio maggiore, a cominciare, ma passerà l’incombenza al fratello Louis. Il quale, nel dicembre del 1894, inventa un sistema di scorrimento della pellicola e di arresto sull’immagine che, grazie al fenomeno della persistenza retinica, è in grado di fornire la perfetta illusione del movimento. La sua idea è quella di creare un apparecchio leggero e versatile in grado di riprendere le immagini, stamparle, svilupparle e infine di proiettarle.” (1)

La prima “veduta”

Dai cancelli della fabbrica Lumière, in un giorno di marzo del 1895, escono operaie e operai, ripresi dalla macchina da presa di Louis Lumière, è infatti la prima “veduta”, così si chiamano i film dei Lumière, della durata di cinquanta secondi l’una. A fine marzo 1895, i fratelli Lumière devono recarsi a Parigi, presso la sala conferenze della Société d’Encouragement pour l’Industrie Nationale, per presentare il loro Cinematografo. Occorre un film e Louis piazza la sua macchina da presa di fronte alla fabbrica di famiglia e gira Sortie d’usine. Verso mezzogiorno, l’ora in cui gli operai escono per andare a pranzo, la macchina riprende, è la prima veduta girata con un cinematografo, realizzata a Lione in chemin Saint-Victor, ribattezzato, nel 1924, rue du Premier Film. Donne e uomini che si affrettano ad uscire per pranzo, chi a piedi, chi in bicicletta, chi inavvertitamente guarda in macchina, sono figure immortalate in quella prima e celeberrima sequenza filmica.

“Quel giorno Louis potrà finalmente azionare la manovella e dare con i cinquanta secondi de la Sortie des usines Lumière – 800 immagini – il colpo d’avvio del cinema mondiale.” (2).

Di lì a breve saranno effettuate altre vedute, La place de Cordeliers à Lyon, La leçon de voltige, Les forgerons, Le repas de Bébé, Le débarquement à Neuville-sur- Saône (sui fotografi riuniti in Convegno).  Si tratta di film girati a Lione e nel sud della Francia, dove Louis e Auguste Lumière trascorrono le vacanze, come L’Arroseur arrosé, Pêche aux poissons rouges, La Mer. Dopo la serata inaugurale del 28 dicembre 1895, le folle accorrono, si aprono sale cinematografiche ovunque, a Parigi, a Lione, in altre città francesi, in Europa.

Uno dei primi programmi delle proiezioni delle vedute dei Lumière

Antoine, Auguste e Louis Lumière non venderanno mai la licenza  dell’invenzione di famiglia, cercando piuttosto di stroncare sul nascere ogni possibile concorrenza. A chi gliela chiedeva, come Georges Méliès, diranno che il cinema è “un’invenzione senza futuro”. Lo sfruttamento diretto del cinematografo da parte dei Lumière avrà una durata limitata a soli quindici mesi, Louis infatti, prefigurava già in una lettera inviata al padre, una diffusione su scala internazionale, imperniata su una rete di concessionari e proiezionisti.

Gli operatori Lumière

Per dare vita a nuovi  programmi da mostrare nelle sale di tutto il mondo, e offrire, in tal modo, immagini inedite ad un pubblico sempre più numeroso, occorrono nuove vedute. Catturare la vita e poi mostrarla: vedute di città, paesaggi, uomini, donne, bambini, contadini che mietono il grano, la quiete delle campagne, le acrobazie dell’esercito, un treno che sbuffa in galleria, animali, momenti ludici, lavorativi.  Molto presto i Lumière assumono e mandano in giro per il mondo gli operatori proiezionisti ingaggiati a Montplaisir, scelti tramite concorso, seguito poi da un tirocinio. Il cinematografo propone l’immagine viva di una società e di un’umanità quotidiana di fine Ottocento, restituita in uno sguardo cinematografico lungo cinquanta secondi.

Tra i primi operatori ad essere ingaggiato è Alexandre Promio (noto anche come Eugène 1868-1926, di origini cuneesi), cui si attribuisce l’invenzione del movimento di macchina – condivisa con Girel François-Constant -. Egli ha messo il treppiede su una gondola a Venezia, anticipando quello che verrà definita la carrellata. Promio “cominciò a lavorare per i Lumière il 1° marzo 1896. Incaricato di dirigere il dipartimento fotografico, addestrò gli operatori che poi sarebbero andati in giro per il mondo; lui stesso viaggiò per la maggior parte del 1897. Mentre i primi film Lumière (i più famosi), girati da Louis, emanano una spensieratezza da giorno di festa, tra amici, bambini e animali che giocano, le vedute di Promio sono avventure visive nella velocità, nella luce e nell’ombra, nella profondità, nella composizione, nel movimento.” (3)

Félix Mesguich è, insieme a Promio, uno  dei primi reporter, ha filmato in Francia e anche negli Stati Uniti. Il già citato François-Constant Girel, oltre ad aver ideato, contemporaneamente a Promio, il movimento di macchina, ha filmato e promosso il cinema, soprattutto in Russia e Giappone.

Gabriel Antoine Veyre sarà ingaggiato dai Lumière nel 1896, viaggerà in America Latina (Messico, Colombia, Venezuela, e anche Cuba). Nel 1898 effettuerà un secondo viaggio verso il Canada e poi in Asia, Giappone, Cina e Indocina.

Ricordiamo ancora, Vittorio Calcina, Francesco Felicetti, Gaston Velle, Francis Doublier, Charles Moisson.

Félix Mesguich

Louis Lumière tecnico-inventore e anche regista-autore

 “Louis Lumière e i suoi operatori” per dirla con Frémaux “ si sono veramente posti delle domande da cineasti. Ho una macchina da presa, dove la metto, che cosa inquadro e cosa racconto”.

Del resto, la qualità della realizzazione non passava inosservata, sin dalle prime proiezioni: “’Devono avere qualcuno di eccezionale per realizzare queste nuove scene con tanto mestiere e abilità’, scriveva un concessionario americano dopo aver visto i primi film girati da Louis. Il mestiere era quello del fotografo che da tempo sapeva trovare l’angolazione, sapeva come comporre l’immagine e impaginare – l’espressione è sua – le sue inquadrature. Lo scopo che si era prefisso era quello di raggiungere la verità: la fotografia animata gli avrebbe permesso di aggiungere un nuovo elemento a quella ricerca della naturalezza: il movimento, che poteva restituire la vita così com’è (…) La singola inquadratura non è su una scena convenzionale, ma un autentico spazio esterno, macchina da presa e schermo aprono gli occhi sul mondo. Spontaneamente Louis Lumière inventa il cinema diretto, organizza all’interno dell’inquadratura fino ad arrivare al piano-sequenza; sa variare i piani e controllare gli effetti di montaggio; realizza filmati d’attualità, dei trucchi, dirige scenette comiche.” (4)

Autoritratto di Gabriel Veyre

“Come avevano intuito i contemporanei, con questi film l’universo possiede la sua memoria, e noi possiamo passeggiare nel tempo e vederlo coi nostri occhi” (5)

Negli elenchi Lumière, le vedute sono raggruppate per temi; scene comiche, scene varie, scene marittime, danze, feste popolari, viaggi in Francia e nelle colonie, viaggi all’estero, feste ufficiali. Gli operatori, inviati ai quattro angoli della Terra, danno inizio ad una grande avventura visiva. Ma le vedute Lumière costituiscono anche un importante documento di memoria storica, di testimonianza di un’epoca, restituendo il momento di transizione, il passaggio dall’Ottocento agli inizi del XX secolo.

Come ha dichiarato Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna,

“Questi film hanno, fin dal primo, la Sortie d’usine, una consapevolezza dell’inquadratura che è assoluta e che si mantiene tale in ognuna delle oltre 1.400 vedute del catalogo Lumière, che pure sono state realizzate da diversi operatori. La bellezza di queste vedute lascia stupefatti e ci rapisce. Non sono soltanto le prime immagini in movimento che ritraggono il mondo, ma ce ne consegnano una visione straordinariamente potente e bella. I Lumière sono stati capaci di restituirci un’immagine degli uomini e della terra estremamente positiva, gioiosa e le tante immagini liete che ritraggono la loro famiglia non sono che un’anticipazione della felicità che (loro pensavano) stava per travolgere il mondo e alla quale lavoravano attivamente con le loro continue invenzioni.” (6)

Dal film Lumière – L’avventura del cinema di T. Frémaux

La bacchetta magica della modernità

 “Quei giocatori di carte, quella barca che esce dal porto, quel cavallo che viene ferrato, il bambino che mangia, i giocatori di bocce, quei militari sono tutti affascinanti, non solo per l’assoluta novità che rappresentavano per l’epoca o per il loro posto nella storia del cinema, ma anche perché rimarranno per sempre ‘un qualcosa che non si potrà mai vedere accadere una seconda volta’, perché sono stati catturati, come lo erano le sensazioni pure degli impressionisti.  Louis Lumière, con estrema modestia, ci ha fornito lo strumento – e dato esempi della sua utilizzazione – per registrare il reale (così com’è o ricostruito), ma anche la più individuale fantasticheria: tutto rimarrà vivo, tutto resterà contemporaneo. Il cinema è la bacchetta magica della modernità” (7)

Un eterno presente…

Lione, Monumento ai Fratelli Lumière ©Primi Piani

Bernard Chardère, fondatore, nel 1982, dell’Institut Lumière a Lione (8), creatore della prestigiosa rivista “Positif”, nella sua premessa al volume dedicato ai Lumière, così ricorda l’importanza e il valore delle loro figure:

“La storia, il vero romanzo borghese di queste esistenze, val proprio la pena di raccontarla; vi si trovano infatti mescolati in maniera piuttosto anticonformista lavoro accanito e sogni folli, scoperte scientifiche e successi finanziari; un secolo di strade maestre e percorsi tortuosi, di vita familiare e di onorificenze ufficiali. È la storia incrociata di personaggi nel contempo semplici e fuori dal comune, che hanno depositato brevetti, costruito fabbriche e qualche castello, venduti milioni di lastre istantanee o autocrome e che, dopo averci dato il cinema, ancora per molto tempo si sono divertiti a lavorare (…) Non diversamente dai primi spettatori, che si meravigliavano che si vedessero muovere le foglie e la birra schiumare, non ci si stancherebbe mai di ritrovare le immagini della vita colta dal vivo, col suo movimento, i colori naturali. Attraverso la fotografia, attraverso il cinema, quei pacifici signori di Montplaisir hanno saputo abolire il passato a favore di un eterno presente …” (9)

Note:

  1. Thierry Frémaux, nel booklet, Lumière! L’invenzione del cinematografo, edizioni Cineteca Bologna, 2016, pag. 12
  2. Bernard Chardère, I Lumière. L’invenzione del cinema, Marsilio Editore, pag. 71
  3. Marianne Lewinsky, Alexandre Promio, così vicino così lontano, il corpus africano dei Lumière
  4. Bernard Chardère, op. cit pag. 93
  5. Omaggio a Louis Lumière, gennaio 1966, nel pressbook, op. cit. pag. 37
  6. Gian Luca Farinelli, nel pressbook, op. cit pag. 5
  7. Bernard Chardère, op.cit. pag. 93
  8. Centro culturale dedicato alla promozione e conservazione del patrimonio cinematografico, con annesso il Museo Lumière, oltre a sale cinematografiche, che ha sede negli stessi locali dove è nata la settima arte. Dal 2009 Thierry Frémaux e Bertrand Tavernier hanno dato vita al festival Lumière.
  9. Bernard Chardère, op.cit. pag. 5

Dal pressbook del film Lumière – L’avventura del cinema di T. Frémaux (2024)

LE VEDUTE DEI FRATELLI LUMIÈRE TORNANO A RISPLENDERE SUL GRANDE SCHERMO di Luisa Ceretto

“Portare al cinema i Lumière è portare avanti la nostra opera di lavoratori dentro la cineteca e di cinefili. Ho visto il mio primo film dei Lumière a vent’anni, all’Institut Lumière, nella rue du Premier Film e sono stato commosso perché mi sono detto: è stato girato a 50 metri da qui ed era il primo film girato nella città natale del cinema. Perché il cinema è nato a Lione e sono 130 anni nel mese di marzo, 1895.” (Thierry Frémaux)

Nel 2016, per il centoventesimo anniversario della nascita della settima arte, esce nelle sale cinematografiche Lumière! La scoperta del cinema (Lumière, l’aventure commence, Francia/2016, 90’), con il commento di Thierry Frémaux, delegato generale del Festival di Cannes e direttore dell’Institut Lumière di Lione, che firma anche la regia. Prodotto dalla Société Lumière, il documentario porta alla luce centoquattordici “vedute” restaurate – così sono chiamati i film di Louis e Auguste Lumière della durata di cinquanta secondi ciascuno -, con le immagini dei titoli più noti e facilmente individuabili, come L’uscita dalla fabbrica, L’innaffiatore innaffiato e L’arrivo di un treno a La Ciotat. Titolo, quest’ultimo, erroneamente considerato tra i primi ad essere realizzato, in realtà è stato girato due anni più tardi rispetto alla première mondiale; infatti non fa parte del programma di vedute presentato il 28 dicembre 1895 a Parigi, presso il Salon Indien del celebre Grand Café. Suddiviso in undici capitoli, Lumière! La scoperta del cinema mostra quanto in queste brevi riprese fosse già concentrato il cinema in cui Louis Lumière credeva, è stato lui l’inventore del cinematografo, il fratello, Auguste, si prestava soprattutto come attore (1). Efficace il commento di Frémaux su una partitura sonora di Camille Saint-Saëns che accompagna la visione dei film assemblati in un montaggio suddiviso per soggetti. Sin dai primi passi, il cinematografo cattura la vita, a Lione, in Francia e nel mondo, attraverso gli operatori che i Lumière assoldano perché si rechino ovunque, a catturare immagini da mostrare ad un pubblico sempre più numeroso. I film, realizzati tra il 1895 e il 1905, grazie al restauro digitale in 4K, hanno ritrovato la bellezza e la forza empatica originarie. Nel documentario è proposta una ripresa girata dall’operatore Gabriel Veyre, dove una bambina corre in un villaggio in Indocina; quando Werner Herzog ha avuto occasione di vederla ha esclamato: “quella bambina sono io, quella bambina sono io!”

Dal film Lumière – L’avventura del cinema di T. Frémaux

Dieci anni più tardi, (nel 2025), per i centotrent’anni dalla nascita del cinema, Thierry Frémaux firma un secondo documentario, Lumière – L’avventura del cinema (Lumière! L’aventure continue). Restaurate, nuovamente in collaborazione con la Cineteca di Bologna, le varie vedute sono raggruppate in sezioni tematiche, dalle riprese cittadine a quelle dei plotoni di eserciti a cavallo, ad immagini di paesi lontani, Turchia, Giappone, Algeria, e torna con una nuova selezione, stavolta di centoventi pellicole inedite per il grande pubblico. La colonna sonora è del compositore Gabriel Fauré, contemporaneo dei Lumière. Come per il primo capitolo, nella versione originale Frémaux è anche il narratore, in quella proposta per le sale italiane, la sua voce è doppiata da Valerio Mastandrea. Il film si apre sulle immagini delle porte delle celebri fabbriche dei Lumière lionesi, che mostrano operaie ed operai in un giorno di marzo, immagini che conducono in un viaggio emozionante, “nel regno delle ombre…un mondo privo di suoni e di colori. Un mondo in cui tutto – terra, alberi, persone, acqua, aria – è dipinto di un grigio monotono”, come aveva scritto Gor’kij, dopo aver visto un programma dei Lumière a Novgorod nel 1896. (2) Pur senza prescindere dalle vedute più note, Lumière – L’avventura continua! rispetto al primo titolo, ne propone di più rare.

Composto di centoventi vedute, il film racconta, appunto, la nascita della settima arte, ritrovando nell’arte dei fratelli Lumière tutte le componenti tecniche, narrative ed estetiche che saranno del cinema a venire. “Il cinema vuol dire scrivere col movimento” sono parole di Frémaux, “ma il cinema dei Lumière, significa scrivere con la macchina da presa”. Le vedute dimostrano quanto il suo inventore avesse piena consapevolezza del valore dell’inquadratura, dell’importanza del punto di vista, dei movimenti della macchina da presa, dell’attenzione per la messinscena, nulla era lasciato al caso. Per tale ragione, anche la dicotomia Lumière cineasti realisti e Méliès maestro dell’immaginario viene meno, “Lumière e Méliès non sono in opposizione, ma complementari” (Frémaux).

Dal film Lumière – L’avventura del cinema di T. Frémaux

I film dei Lumière sono oltre 1.400 (e circa 1.000 altri film “non da catalogo”). Delle 1.428 opere elencate nei loro vari cataloghi, 1.422 sono state ritrovate e conservate. Si tratta, come è stato osservato, di un’impresa ragguardevole, se si considera che, invece, l’ottanta per cento delle opere dell’epoca del cinema muto è andato perduto.

Louis e Auguste Lumière hanno realizzato film per una decina di anni, dal 1895 al 1905, dopo di allora, a parte la programmazione all’interno degli Archivi, i loro film sono scomparsi, non sono più stati mostrati. Non si può che restare meravigliati di fronte allo splendore del bianco e nero di quelle vedute che tornano a rivivere sul grande schermo riportandoci, come una macchina del tempo, sul finire del diciannovesimo secolo, in quel salone parigino, spettatori di un’invenzione che avrebbe costituito una vera e propria svolta, una rivoluzione artistica e tecnologica che oltre a far conoscere realtà lontane e a costituire un’infinita potenzialità di memoria, ha aperto a dimensioni inedite nella riproduzione e nella percezione di immagini, del movimento, del tempo, dell’immaginario.

Institut Lumière, Lione©Primi Piani

La morte non sarà più assoluta 

“Quando questi apparecchi saranno a disposizione del pubblico, quando ognuno potrà fotografare i propri cari e i loro movimenti, nelle loro azioni, nei loro gesti familiari, con le parole sulle labbra, la morte non sarà più assoluta.” È con questa dichiarazione, tratta dal testo del primo critico cinematografico della storia, scritta il 30 dicembre 1895, che si sofferma l’ultimo capitolo del documentario di Frémaux; che ha come epilogo un ricordo di Bertrand Tavernier, grande autore e storico presidente dell’Institut Lumière, ripreso tra le comparse di una nuova Uscita dalle fabbriche, realizzata da Francis Ford Coppola nel 2019.

Le vedute dei Lumière al cinema

Far rivivere sul grande schermo i film di Louis e Auguste Lumière, rivalutarli e riconsiderarli come centrali per il cinema come forma d’arte, è la ragion d’essere di Lumière- L’avventura del cinema.

Institut Lumière©Primi Piani

Note:

  1. Nel secondo documentario realizzato da Frémaux, è possibile vedere forse l’unica veduta che Auguste Lumière abbia diretto.
  2. Si legga nel booklet, Lumière, l’invenzione del cinematografo.

Nota sul restauro del corpus dei film Lumière

Tra il 1895 e il 1905, i Lumière produssero oltre 1.400 film (…) I negativi di questi film sono principalmente in possesso dell’Institut Lumière, della Cinémathèque française e della Direzione del Patrimonio Cinematografico del CNC (Centre National de la Cinématographie), e sono stati conservati da quest’ultima a partire dal 1995, quando è stato effettuato il censimento e la raccolta delle opere Lumière in occasione del centenario del cinema. È importante notare che il materiale conservato dall’Archivio del CNC è in ottime condizioni, un colpo di fortuna inaspettato per la prima produzione cinematografica al mondo. Nel 2015 l’Institut Lumière ha avviato il restauro di circa 130 tra i più famosi film Lumière, grazie alle scansioni effettuate dal laboratorio L’Immagine Ritrovata e al restauro condotto da Éclair. Il progetto è stato finanziato principalmente dal CNC nell’ambito del suo programma di sostegno al restauro e da un partner privato: la Fondation pour le patrimoine. Questi restauri hanno fornito la base per il documentario di Thierry Frémaux, Lumière! La scoperta del cinema. Attualmente, sotto la supervisione di Maelle Arnaud e Thierry Frémaux, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata di Bologna, si stanno eseguendo 300 nuovi restauri 4K. Questa vasta e ambiziosa operazione è finanziata principalmente dal CNC nell’ambito della sua iniziativa di aiuto selettivo per la digitalizzazione delle opere del patrimonio cinematografico, e con il sostegno della Golden Globe Foundation e della Fondation pour le patrimoine. Così, per il suo secondo lungometraggio dedicato all’opera dei Lumière, Thierry Frémaux ha incluso una selezione di questi nuovi restauri inediti, che hanno beneficiato delle più recenti tecnologie in termini di scansione (una sfida, date le perforazioni rotonde delle bobine dei film Lumière) e di restauro. (Dal pressbook Lumière – L’avventura del cinema)

©Primi Piani

DICHIARAZIONI DI LOUIS LUMIÈRE (*)

“Ho avuto un’infanzia malinconica, malaticcia. Soffrivo costantemente di emicrania, perciò i miei studi furono abbreviati. La mia famiglia, originaria di Besançon, si era stabilita a Lione, dove mio padre aveva aperto nel 1881 un negozio di accessori fotografici. Dopo aver faticosamente frequentato la scuola professionale della Martinière, fui colpito nuovamente dai miei malesseri e dovetti rinunciare al Polytechinque. Era probabilmente scritto nel mio destino. (1935)

“Una sera del 1893 ho visto fra i baracconi di una fiera – la vogue, come la chiamano a Lione – uno strano apparecchio che mostrava, a una sola persona per volta e attraverso un vetro, una successione rapida di immagini fisse. Questo apparecchio potrebbe oggi chiamarsi kinetoscopio”

Louis e Auguste Lumière nel loro laboratorio (Archivio Municipale di Lyon)

“Mio fratello ha smesso di occuparsi della parte tecnica del cinematografo non appena io ho trovato un dispositivo adeguato per il trascinamento. E se il brevetto del cinematografo è stato preso con il nome di entrambi è perché abbiamo sempre firmato insieme i lavori di cui davamo notizia e i brevetti che depositavamo, sia che avessimo partecipato tutti e due, sia nel caso contrario. Io sono stato l’unico inventore del cinematografo, così come lui è stato l’unico autore di altre invenzioni brevettate con il nome di entrambi.” (1948)

“Sono stato il primo operatore. Il metodo più pratico per fare delle esperienze di movimento era di sistemarmi vicino al portone della fabbrica all’ora in cui escono gli operai. Era il 1894. L’anno seguente, in marzo, ho fatto la prima proiezione pubblica alla Société d’encouragement a Rue de Rennes. È stupore ed entusiasmo. Mi chiesero di ripeterla. Ma non avevo l’apparecchio per riavvolgere. Allora feci quest’operazione a mano. Continuai le mie ricerche per la messa a punto e il miglioramento dell’apparecchio iniziale….”(“Excelsior, 11 marzo 1926”)

Institut Lumière©Primi Piani

“(…) Riassumendo avremo sicuramente ben presto il cinema sonoro. Ciò costituirà un progresso importante nell’evoluzione della settima arte? Non ho opinioni a questo proposito. Dal punto di vista scientifico sarà sicuramente  un’interessante innovazione: sia per gli editori, che per i gestori delle sale, che per il pubblico: sarà una rivoluzione delle abitudini acquisite. Ma le rivoluzioni, in questo mondo, di qualsiasi natura esse siano, hanno mai cambiato qualcosa di ciò che si proponevano di distruggere?” (“Comoedia”, 26 marzo, 1928)

“All’inizio non pensavo che il sonoro avrebbe avuto successo, devo confessarlo. Mi sembrava sbagliato che personaggi più grandi del reale sullo schermo emettessero dei suoni che non fossero in scala. Invece ho dovuto constatare presto che lo spirito umano non rifiuta mai l’inverosimile. Il nostro cervello fa la compensazione.”  (“L’intransigeant”, 30 marzo 1935)

“Vado raramente al cinema; la mia età non mi consente più le veglie prolungate, eppure sono sorpreso dall’espansione  straordinaria dei film. Per molto tempo si è cincischiato, oggi si fanno delle cose proprio belle. Forse si abusa un poco del divismo e si dà troppa importanza al sorriso o ai begli occhi di una star” (“Minerva”, 21 dicembre 1935)

(*) Dichiarazioni tratte dal booklet, Lumière! L’invenzione del cinematografo, Edizioni Cineteca di Bologna, 2016 e da Renata Gorgani (a cura di) Louis e Auguste Lumière. Noi, inventori del cinema. Interviste e scritti scelti (1894-1954), Editrice Il Castoro, 1995

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