MARIANGELA GUALTIERI, POESIA COME DESIDERIO DEL RITORNO di Anna Albertano
Mariangela Gualtieri ph. Teatro Valdoca.bn
Anche nel nostro paesaggio interiore abbiamo messo a tacere il lato selvatico … Nel selvatico c’è l’infanzia, ci sono tutti gli animali, i vegetali che eravamo prima di separarci e farci predatori mobili, c’è tutto il cielo, fino alle costellazioni più lontane, particelle con massa che da molto oltre il sistema solare arrivano sulla terra in raggi cosmici e la toccano, la fecondano, c’è tutta la lunghissima vita prima dell’umano, di questo animale da poco comparso e sempre più ingabbiato nella ragione o in una aggressiva idiozia…
Mariangela Gualtieri (1)
Mariangela Gualtieri èpoetessa di scena, drammaturga e cantrice, presenza etereadalla vivida voce. La sua scrittura prende corpo in teatro, nel Teatro Valdoca, da lei fondato nel 1983, insieme a Cesare Ronconi.Sono anni in cui la scena teatrale internazionale è un grande ribollire d’idee, un’incandescenza di tensioniculturali, artistiche, letterarie e non solo,spazio di sperimentazione, d’invenzione e innovazione rispetto alle convenzioni teatrali, sulle modalità sceniche, il rapporto col pubblico, sul senso stesso dell’azione teatrale. Catalizzatore di istanze ideali oltre che estetiche, il teatro è sempre più improntato all’interdisciplinarietà, aperto alla poesia, alla musica, all’arte figurativa, alla danza e a innumerevoli altre componenti, di tradizione o rivolte allatecnologia moderna.
Dopo i primi spettacoli del Teatro Valdoca, sin da allora impostosi come una tra le scene di rilievo in Italia, spettacoli basati sulla performance attorica e privi di un testo verbale, la poesia, non più solo intesa come scrittura del corpo di artaudiana memoria, ma come parola in versi, entra a pieno titolo nell’accadimento scenico.
In seguito all’incontro congrandi poeti contemporanei, Mariangela Gualtieri inizia a comporre poesia per la propria compagnia.
La sua scritturain versi guarda all’origine della poesia, nata come espressione orale, ed essendo composta per l’interpretazione attorica, rivolge la massima importanza alla potenzialità della sua risonanza scenica.
Più avanti dà vita a riti sonori, performance poetiche fondate sulla potenza acustica della voce in particolari contesti teatrali, volte a creare una comunità di ascolto e di condivisione dell’energia poetica dell’evento.
In sintonia con la concezione della poesia di Amelia Rosselli, trasforma la lettura in un momento di rito collettivo, rendendo tessiture di versi intrecciate a suoni e silenzio “onde sonore”, in cui la parola viene percepita nella sua pura sonorità.
Come spiega nella propria “poetica dell’oralità”(2),la lezione più alta è “scomparire dietro il verso, avere fede nella sua potenza espressiva e lasciarlo vivere da solo, servirlo il più possibile, riducendo al minimo l’ingombro della mia persona.” E inoltre: “La poesia chiede libertà dai vincoli semantici, chiede di farsi viva voce, vuole essere suonata, o cantata, proprio come ogni spartito musicale, fino ad arrivare a quello che Amelia Rosselli chiamava ‘l’incanto fonico’”.
Nei suoi testi teatrali come nelle sue raccolte di poesia sono frequenti toni esortativi, a tratti invocativi, che paiono disporsi alla celebrazione di un culto, conferendo ai versi un senso di liturgia, rivolta ad un’adunanza raccolta per prenderne parte.
Coerentemente con le tematiche di Valdoca, che riguardano il sovrumano e il sub-umano, divinità, animalità, infanzia e deformità, “tutto in scena pare fuori misura”ha scritto, “perché in realtà è come avere a che fare con un torrente, con un incendio, con un terremoto…”(3).
Questo fuori misura, oltre i limiti, è parte di una visione incentrata sulla specie umana, sulle specie viventi, sul loro destino. Così come l’evocazione di forze arcaiche, di potenze cosmiche, dove la corporeità, al centro di ogni relazione, esalta il confronto tra dimensioni sideralmente lontane fra loro.
Come ha affermato in occasione di un reading dal titolo “Nostalgia delle cose impossibili”, tratto daun verso di Beppe Salvia,“Il desiderio è energia che ci sostenta e ci muove in una direzione o in un’altra, senza mai trovare compimento… Non ho mai pensato a un elenco preciso di cose, quanto piuttosto auna scia di entità grandiose e lontanissime che dobbiamo avere abitato, delle quali resta in noi una nostalgia imprecisata e dalle quali a volte sembra di essere precipitati giù. Del resto la nostalgia, come desiderio del ritorno, resta in poesia un movimento radicato e sempre presente.” (4)
Che sia desiderio di un ritorno al tutto, all’indistinto,“bruciando i limiti angusti del principio d’individuazione”(5), anelito a un’armonia perduta tra l’essere umano, la natura, gli animali e il divino,la sua poesia, idioma fatto di impasti linguistici, di echi di un antico o ravvicinato parlare, con i suoi deragliamenti e “allargature di senso”, pare risalire a qualcosa di imperscrutabile, sedimenti ancestrali della vita, che nella sua oratoria, pervasa di tensione mistica, come una veggente, in modo assiduo lambisce, senza tuttaviasvelarne mai il mistero.
Note
Mariangela Gualtieri, Il lato selvatico, in Paesaggio con fratello rotto, Einaudi, 2021.
Mariangela Gualtieri, L’incanto fonico. L’arte di dire la poesia, Einaudi, 2022.
Mariangela Gualtieri, Fango che diventa luce, in Paesaggio con fratello rotto.
Mariangela Gualtieri, l’espansione amorosa del mondodiAlessandra Pigliaru, “Il Manifesto”, 16.6.21.
La mistica corporale di Mariangela Gualtieri di Emanuele Trevi, “Il Manifesto”, 11.6.2010.