
“Portare al cinema i Lumière è portare avanti la nostra opera di lavoratori dentro la cineteca e di cinefili. Ho visto il mio primo film dei Lumière a vent’anni, all’Institut Lumière, nella rue du Premier Film e sono stato commosso perché mi sono detto: è stato girato a 50 metri da qui ed era il primo film girato nella città natale del cinema. Perché il cinema è nato a Lione e sono 130 anni nel mese di marzo, 1895.” (Thierry Frémaux)
Nel 2016, per il centoventesimo anniversario della nascita della settima arte, esce nelle sale cinematografiche Lumière! La scoperta del cinema (Lumière, l’aventure commence, Francia/2016, 90’), con il commento di Thierry Frémaux, delegato generale del Festival di Cannes e direttore dell’Institut Lumière di Lione, che firma anche la regia. Prodotto dalla Société Lumière, il documentario porta alla luce centoquattordici “vedute” restaurate – così sono chiamati i film di Louis e Auguste Lumière della durata di cinquanta secondi ciascuno -, con le immagini dei titoli più noti e facilmente individuabili, come L’uscita dalla fabbrica, L’innaffiatore innaffiato e L’arrivo di un treno a La Ciotat. Titolo, quest’ultimo, erroneamente considerato tra i primi ad essere realizzato, in realtà è stato girato due anni più tardi rispetto alla première mondiale; infatti non fa parte del programma di vedute presentato il 28 dicembre 1895 a Parigi, presso il Salon Indien del celebre Grand Café. Suddiviso in undici capitoli, Lumière! La scoperta del cinema mostra quanto in queste brevi riprese fosse già concentrato il cinema in cui Louis Lumière credeva, è stato lui l’inventore del cinematografo, il fratello, Auguste, si prestava soprattutto come attore (1). Efficace il commento di Frémaux su una partitura sonora di Camille Saint-Saëns che accompagna la visione dei film assemblati in un montaggio suddiviso per soggetti. Sin dai primi passi, il cinematografo cattura la vita, a Lione, in Francia e nel mondo, attraverso gli operatori che i Lumière assoldano perché si rechino ovunque, a catturare immagini da mostrare ad un pubblico sempre più numeroso. I film, realizzati tra il 1895 e il 1905, grazie al restauro digitale in 4K, hanno ritrovato la bellezza e la forza empatica originarie. Nel documentario è proposta una ripresa girata dall’operatore Gabriel Veyre, dove una bambina corre in un villaggio in Indocina; quando Werner Herzog ha avuto occasione di vederla ha esclamato: “quella bambina sono io, quella bambina sono io!”

Dieci anni più tardi, (nel 2025), per i centotrent’anni dalla nascita del cinema, Thierry Frémaux firma un secondo documentario, Lumière – L’avventura del cinema (Lumière! L’aventure continue). Restaurate, nuovamente in collaborazione con la Cineteca di Bologna, le varie vedute sono raggruppate in sezioni tematiche, dalle riprese cittadine a quelle dei plotoni di eserciti a cavallo, ad immagini di paesi lontani, Turchia, Giappone, Algeria, e torna con una nuova selezione, stavolta di centoventi pellicole inedite per il grande pubblico. La colonna sonora è del compositore Gabriel Fauré, contemporaneo dei Lumière. Come per il primo capitolo, nella versione originale Frémaux è anche il narratore, in quella proposta per le sale italiane, la sua voce è doppiata da Valerio Mastandrea. Il film si apre sulle immagini delle porte delle celebri fabbriche dei Lumière lionesi, che mostrano operaie ed operai in un giorno di marzo, immagini che conducono in un viaggio emozionante, “nel regno delle ombre…un mondo privo di suoni e di colori. Un mondo in cui tutto – terra, alberi, persone, acqua, aria – è dipinto di un grigio monotono”, come aveva scritto Gor’kij, dopo aver visto un programma dei Lumière a Novgorod nel 1896. (2) Pur senza prescindere dalle vedute più note, Lumière – L’avventura continua! rispetto al primo titolo, ne propone di più rare.
Composto di centoventi vedute, il film racconta, appunto, la nascita della settima arte, ritrovando nell’arte dei fratelli Lumière tutte le componenti tecniche, narrative ed estetiche che saranno del cinema a venire. “Il cinema vuol dire scrivere col movimento” sono parole di Frémaux “ma il cinema dei Lumière, significa scrivere con la macchina da presa”. Le vedute dimostrano quanto il suo inventore avesse piena consapevolezza del valore dell’inquadratura, dell’importanza del punto di vista, dei movimenti della macchina da presa, dell’attenzione per la messinscena, nulla era lasciato al caso. Per tale ragione, anche la dicotomia Lumière cineasti realisti e Méliès maestro dell’immaginario viene meno, “Lumière e Méliès non sono in opposizione, ma complementari” (Frémaux).

I film dei Lumière sono oltre 1.400 (e circa 1.000 altri film “non da catalogo”). Delle 1.428 opere elencate nei loro vari cataloghi, 1.422 sono state ritrovate e conservate. Si tratta, come è stato osservato, di un’impresa ragguardevole, se si considera che, invece, l’ottanta per cento delle opere dell’epoca del cinema muto è andato perduto.
Louis e Auguste Lumière hanno realizzato film per una decina di anni, dal 1895 al 1905, dopo di allora, a parte la programmazione all’interno degli Archivi, i loro film sono scomparsi, non sono più stati mostrati. Non si può che restare meravigliati di fronte allo splendore del bianco e nero di quelle vedute che tornano a rivivere sul grande schermo riportandoci, come una macchina del tempo, sul finire del diciannovesimo secolo, in quel salone parigino, spettatori di un’invenzione che avrebbe costituito una vera e propria svolta, una rivoluzione artistica e tecnologica che oltre a far conoscere realtà lontane e a costituire un’infinita potenzialità di memoria, ha aperto a dimensioni inedite nella riproduzione e nella percezione di immagini, del movimento, del tempo, dell’immaginario.

La morte non sarà più assoluta
“Quando questi apparecchi saranno a disposizione del pubblico, quando ognuno potrà fotografare i propri cari e i loro movimenti, nelle loro azioni, nei loro gesti familiari, con le parole sulle labbra, la morte non sarà più assoluta.” È con questa dichiarazione, tratta dal testo del primo critico cinematografico della storia, scritta il 30 dicembre 1895, che si sofferma l’ultimo capitolo del documentario di Frémaux; che ha come epilogo un ricordo di Bertrand Tavernier, grande autore e storico presidente dell’Institut Lumière, ripreso tra le comparse di una nuova Uscita dalle fabbriche, realizzata da Francis Ford Coppola nel 2019.
Le vedute dei Lumière al cinema
Far rivivere sul grande schermo i film di Louis e Auguste Lumière, rivalutarli e riconsiderarli come centrali per il cinema come forma d’arte, è la ragion d’essere di Lumière- L’avventura del cinema.

Note:
- Nel secondo documentario realizzato da Frémaux, è possibile vedere forse l’unica veduta che Auguste Lumière abbia diretto.
- Si legga nel booklet, Lumière! l’invenzione del cinematografo.
Nota sul restauro del corpus dei film Lumière
Tra il 1895 e il 1905, i Lumière produssero oltre 1.400 film (…) I negativi di questi film sono principalmente in possesso dell’Institut Lumière, della Cinémathèque française e della Direzione del Patrimonio Cinematografico del CNC (Centre National de la Cinématographie) , e sono stati conservati da quest’ultima a partire dal 1995, quando è stato effettuato il censimento e la raccolta delle opere Lumière in occasione del centenario del cinema. È importante notare che il materiale conservato dall’Archivio del CNC è in ottime condizioni, un colpo di fortuna inaspettato per la prima produzione cinematografica al mondo. Nel 2015 l’Institut Lumière ha avviato il restauro di circa 130 tra i più famosi film Lumière, grazie alle scansioni effettuate dal laboratorio L’Immagine Ritrovata e al restauro condotto da Éclair. Il progetto è stato finanziato principalmente dal CNC nell’ambito del suo programma di sostegno al restauro e da un partner privato: la Fondation pour le patrimoine. Questi restauri hanno fornito la base per il documentario di Thierry Frémaux, Lumière! La scoperta del cinema. Attualmente, sotto la supervisione di Maelle Arnaud e Thierry Frémaux, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata di Bologna, si stanno eseguendo 300 nuovi restauri 4K. Questa vasta e ambiziosa operazione è finanziata principalmente dal CNC nell’ambito della sua iniziativa di aiuto selettivo per la digitalizzazione delle opere del patrimonio cinematografico, e con il sostegno della Golden Globe Foundation e della Fondation pour le patrimoine. Così, per il suo secondo lungometraggio dedicato all’opera dei Lumière, Thierry Frémaux ha incluso una selezione di questi nuovi restauri inediti, che hanno beneficiato delle più recenti tecnologie in termini di scansione (una sfida, date le perforazioni rotonde delle bobine dei film Lumière) e di restauro. (Dal pressbook Lumière – L’avventura del cinema)

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