C’ERA UNA VOLTA… IL CINEMATOGRAFO! L’avventurosa storia di Louis e Auguste Lumière di Luisa Ceretto
Auguste e Louis Lumière
“C’è stato un tempo in cui il cinema sbucava dagli alberi, sorgeva dal mare, in cui l’uomo con la magica macchina da presa si fermava nelle piazze, entrava nei caffè…Era il tempo di Louis Lumière” Henri Langlois
In occasione del primo centenario della nascita del cinema, si è celebrata l’opera di Louis e Auguste Lumière, inventori e produttori, che hanno dato vita al cinematografo, procedendo incessantemente nelle loro ricerche. Un’invenzione che “era nell’aria”- sono tanti i predecessori, come Étienne-Jules Marey, Eadweard Muybridge, Émile Reynaud, e soprattutto, Thomas Edison, che si sono cimentati nell’animare le immagini -, ma è con i Lumière che il cinema trova la sua piena realizzazione. Grazie alla loro ricerca, mettono infatti a punto un metodo che consente di “far uscire” dall’apparecchio le immagini e mostrarle sul grande schermo. Si è tornati a parlare dell’importanza di Louis e Auguste Lumière, in occasione del centotrentesimo anniversario della nascita della settima arte, con l’uscita del documentario diretto da Thierry Frémaux – delegato generale del Festival di Cannes e Direttore dell’Institut Lumière di Lione -, Lumière – L’avventura del cinema (riuscito seguito di Lumière! La scoperta del cinema, distribuito in Italia dalla Cineteca di Bologna). Un documentario che riposiziona l’opera dei due celebri fratelli lionesi, oltre che come inventori, come veri e propri autori. Pionieri dell’immagine e del movimento, è con loro che il cinema trova la sua grammatica. Con i Lumière “come ha dichiarato il critico cinematografico Serge Daney”, ricorda Frémaux, “il cinema è nato grande”.
Dedichiamo questo numero a loro e alle loro “vedute”, recuperate grazie al mirabile lavoro di Thierry Frémaux e all’accurato restauro, che ha visto il coinvolgimento di più istituzioni cinetecarie.
Dal film Lumière – L’avventura del cinema di T. Frémaux(2024)
Quando nel famoso Salon Indien si spengono le luci e le immagini si animano sullo schermo, il pubblico si trova di fronte ad uno spettacolo inatteso. Composto da una trentina di spettatori, tra loro vi è Georges Méliès, che ne è subito rapito. È il 28 dicembre 1895, è in quel momento che nasce ufficialmente il cinema, e si impone una nuova visione del mondo e dei suoi fenomeni. Poco più di un anno prima, nel settembre del 1894, Antoine Lumière, il padre di Louis e Auguste, aveva assistito ad una proiezione parigina del kinetoscopio di Thomas Edison. Impressionato da quella macchina, in grado di proiettare immagini in movimento, egli comprende che si può migliorare: i kinetoscopi proponevano a singoli spettatori immagini di fotografie animate piccole e poco luminose. “Bisogna far uscire l’immagine dalla scatola. Rientro a Lione: i miei figli ci riusciranno!”.
Un’impresa…di famiglia
Pittore e poi fotografo, sposatosi a diciannove anni, Antoine Lumière si stabilisce a Besançon, dove nasceranno Auguste nel 1862 e Louis, nel 1864.
Nel 1870 la famiglia Lumière si trasferisce a Lione, dove Antoine Lumière apre uno studio fotografico in centro. Louis e Auguste saranno allievi della Martinière, la prestigiosa École des Science et des Arts Industriels de Lyon (fondata grazie alla generosa donazione di un appassionato autodidatta della matematica, Claude Martin).
Nel 1881 Louis, a soli diciassette anni, mette a punto un procedimento fotografico istantaneo, Étiquette bleue, assicurando alla famiglia fama e successo economico. Per commercializzare e fabbricare le lastre di vetro, Antoine Lumière acquista un terreno a Monplaisir, nella prima periferia di Lione. Nasce la Société Lumière & ses Fils, la fabbrica si sviluppa e dal 1895 ha inizio l’avventura del cinematografo. Dall’autunno del precedente anno, su iniziativa del padre, i Lumière danno il via alle sperimentazioni nella fabbrica di Monplaisir. “È Auguste, il figlio maggiore, a cominciare, ma passerà l’incombenza al fratello Louis. Il quale, nel dicembre del 1894, inventa un sistema di scorrimento della pellicola e di arresto sull’immagine che, grazie al fenomeno della persistenza retinica, è in grado di fornire la perfetta illusione del movimento. La sua idea è quella di creare un apparecchio leggero e versatile in grado di riprendere le immagini, stamparle, svilupparle e infine di proiettarle.” (1)
La prima “veduta”
Dai cancelli della fabbrica Lumière, in un giorno di marzo del 1895, escono operaie e operai, ripresi dalla macchina da presa di Louis Lumière, è infatti la prima “veduta”, così si chiamano i film dei Lumière, della durata di cinquanta secondi l’una. A fine marzo 1895, i fratelli Lumière devono recarsi a Parigi, presso la sala conferenze della Société d’Encouragement pour l’Industrie Nationale, per presentare il loro Cinematografo. Occorre un film e Louis piazza la sua macchina da presa di fronte alla fabbrica di famiglia e gira Sortie d’usine. Verso mezzogiorno, l’ora in cui gli operai escono per andare a pranzo, la macchina riprende, è la prima veduta girata con un cinematografo, realizzata a Lione in chemin Saint-Victor, ribattezzato, nel 1924, rue du Premier Film.Donne e uomini che si affrettano ad uscire per pranzo, chi a piedi, chi in bicicletta, chi inavvertitamente guarda in macchina, sono figure immortalate in quella prima e celeberrima sequenza filmica.
“Quel giorno Louis potrà finalmente azionare la manovella e dare con i cinquanta secondi de la Sortie des usines Lumière – 800 immagini – il colpo d’avvio del cinema mondiale.” (2).
Di lì a breve saranno effettuate altre vedute, La place de Cordeliers à Lyon, La leçon de voltige, Les forgerons, Le repas de Bébé, Le débarquement à Neuville-sur- Saône (sui fotografi riuniti in Convegno). Si tratta di film girati a Lione e nel sud della Francia, dove Louis e Auguste Lumière trascorrono le vacanze, come L’Arroseur arrosé, Pêche aux poissons rouges, La Mer.Dopo la serata inaugurale del 28 dicembre 1895, le folle accorrono, si aprono sale cinematografiche ovunque, a Parigi, a Lione, in altre città francesi, in Europa.
Uno dei primi programmi delle proiezioni delle vedute dei Lumière
Antoine, Auguste e Louis Lumière non venderanno mai la licenza dell’invenzione di famiglia, cercando piuttosto di stroncare sul nascere ogni possibile concorrenza. A chi gliela chiedeva, come Georges Méliès, diranno che il cinema è “un’invenzione senza futuro”. Lo sfruttamento diretto del cinematografo da parte dei Lumière avrà una durata limitata a soli quindici mesi, Louis infatti, prefigurava già in una lettera inviata al padre, una diffusione su scala internazionale, imperniata su una rete di concessionari e proiezionisti.
Gli operatori Lumière
Per dare vita a nuovi programmi da mostrare nelle sale di tutto il mondo, e offrire, in tal modo, immagini inedite ad un pubblico sempre più numeroso, occorrono nuove vedute. Catturare la vita e poi mostrarla: vedute di città, paesaggi, uomini, donne, bambini, contadini che mietono il grano, la quiete delle campagne, le acrobazie dell’esercito, un treno che sbuffa in galleria, animali, momenti ludici, lavorativi. Molto presto i Lumière assumono e mandano in giro per il mondo gli operatori proiezionisti ingaggiati a Montplaisir, scelti tramite concorso, seguito poi da un tirocinio. Il cinematografo propone l’immagine viva di una società e di un’umanità quotidiana di fine Ottocento, restituita in uno sguardo cinematografico lungo cinquanta secondi.
Tra i primi operatori ad essere ingaggiato è Alexandre Promio (noto anche come Eugène 1868-1926, di origini cuneesi), cui si attribuisce l’invenzione del movimento di macchina – condivisa con Girel François-Constant -. Egli ha messo il treppiede su una gondola a Venezia, anticipando quello che verrà definita la carrellata. Promio “cominciò a lavorare per i Lumière il 1° marzo 1896. Incaricato di dirigere il dipartimento fotografico, addestrò gli operatori che poi sarebbero andati in giro per il mondo; lui stesso viaggiò per la maggior parte del 1897. Mentre i primi film Lumière (i più famosi), girati da Louis, emanano una spensieratezza da giorno di festa, tra amici, bambini e animali che giocano, le vedute di Promio sono avventure visive nella velocità, nella luce e nell’ombra, nella profondità, nella composizione, nel movimento.” (3)
Félix Mesguich è, insieme a Promio, uno dei primi reporter, ha filmato in Francia e anche negli Stati Uniti.Il già citato François-Constant Girel, oltre ad aver ideato, contemporaneamente a Promio, il movimento di macchina, ha filmato e promosso il cinema, soprattutto in Russia e Giappone.
Gabriel Antoine Veyre sarà ingaggiato dai Lumière nel 1896, viaggerà in America Latina (Messico, Colombia, Venezuela, e anche Cuba). Nel 1898 effettuerà un secondo viaggio verso il Canada e poi in Asia, Giappone, Cina e Indocina.
Ricordiamo ancora, Vittorio Calcina, Francesco Felicetti, Gaston Velle, Francis Doublier, Charles Moisson.
Félix Mesguich
Louis Lumière tecnico-inventore e anche regista-autore
“Louis Lumière e i suoi operatori” per dirla con Frémaux “ si sono veramente posti delle domande da cineasti. Ho una macchina da presa, dove la metto, che cosa inquadro e cosa racconto”.
Del resto, la qualità della realizzazione non passava inosservata, sin dalle prime proiezioni: “’Devono avere qualcuno di eccezionale per realizzare queste nuove scene con tanto mestiere e abilità’, scriveva un concessionario americano dopo aver visto i primi film girati da Louis. Il mestiere era quello del fotografo che da tempo sapeva trovare l’angolazione, sapeva come comporre l’immagine e impaginare – l’espressione è sua – le sue inquadrature. Lo scopo che si era prefisso era quello di raggiungere la verità: la fotografia animata gli avrebbe permesso di aggiungere un nuovo elemento a quella ricerca della naturalezza: il movimento, che poteva restituire la vita così com’è (…) La singola inquadratura non è su una scena convenzionale, ma un autentico spazio esterno, macchina da presa e schermo aprono gli occhi sul mondo. Spontaneamente Louis Lumière inventa il cinema diretto, organizza all’interno dell’inquadratura fino ad arrivare al piano-sequenza; sa variare i piani e controllare gli effetti di montaggio; realizza filmati d’attualità, dei trucchi, dirige scenette comiche.” (4)
Autoritratto diGabriel Veyre
“Come avevano intuito i contemporanei, con questi film l’universo possiede la sua memoria, e noi possiamo passeggiare nel tempo e vederlo coi nostri occhi” (5)
Negli elenchi Lumière, le vedute sono raggruppate per temi; scene comiche, scene varie, scene marittime, danze, feste popolari, viaggi in Francia e nelle colonie, viaggi all’estero, feste ufficiali. Gli operatori, inviati ai quattro angoli della Terra, danno inizio ad una grande avventura visiva. Ma le vedute Lumière costituiscono anche un importante documento di memoria storica, di testimonianza di un’epoca, restituendo il momento di transizione, il passaggio dall’Ottocento agli inizi del XX secolo.
Come ha dichiarato Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna,
“Questi film hanno, fin dal primo, la Sortie d’usine, una consapevolezza dell’inquadratura che è assoluta e che si mantiene tale in ognuna delle oltre 1.400 vedute del catalogo Lumière, che pure sono state realizzate da diversi operatori. La bellezza di queste vedute lascia stupefatti e ci rapisce. Non sono soltanto le prime immagini in movimento che ritraggono il mondo, ma ce ne consegnano una visione straordinariamente potente e bella. I Lumière sono stati capaci di restituirci un’immagine degli uomini e della terra estremamente positiva, gioiosa e le tante immagini liete che ritraggono la loro famiglia non sono che un’anticipazione della felicità che (loro pensavano) stava per travolgere il mondo e alla quale lavoravano attivamente con le loro continue invenzioni.” (6)
Dal film Lumière – L’avventura del cinema di T. Frémaux
La bacchetta magica della modernità
“Quei giocatori di carte, quella barca che esce dal porto, quel cavallo che viene ferrato, il bambino che mangia, i giocatori di bocce, quei militari sono tutti affascinanti, non solo per l’assoluta novità che rappresentavano per l’epoca o per il loro posto nella storia del cinema, ma anche perché rimarranno per sempre ‘un qualcosa che non si potrà mai vedere accadere una seconda volta’, perché sono stati catturati, come lo erano le sensazioni pure degli impressionisti. Louis Lumière, con estrema modestia, ci ha fornito lo strumento – e dato esempi della sua utilizzazione – per registrare il reale (così com’è o ricostruito), ma anche la più individuale fantasticheria: tutto rimarrà vivo, tutto resterà contemporaneo. Il cinema è la bacchetta magica della modernità” (7)
Bernard Chardère, fondatore, nel 1982, dell’Institut Lumière a Lione (8), creatore della prestigiosa rivista “Positif”, nella sua premessa al volume dedicato ai Lumière, così ricorda l’importanza e il valore delle loro figure:
“La storia, il vero romanzo borghese di queste esistenze, val proprio la pena di raccontarla; vi si trovano infatti mescolati in maniera piuttosto anticonformista lavoro accanito e sogni folli, scoperte scientifiche e successi finanziari; un secolo di strade maestre e percorsi tortuosi, di vita familiare e di onorificenze ufficiali. È la storia incrociata di personaggi nel contempo semplici e fuori dal comune, che hanno depositato brevetti, costruito fabbriche e qualche castello, venduti milioni di lastre istantanee o autocrome e che, dopo averci dato il cinema, ancora per molto tempo si sono divertiti a lavorare (…) Non diversamente dai primi spettatori, che si meravigliavano che si vedessero muovere lefoglie e la birra schiumare, non ci si stancherebbe mai di ritrovare le immagini della vita colta dal vivo, col suo movimento, i colori naturali. Attraverso la fotografia, attraverso il cinema, quei pacifici signori di Montplaisir hanno saputo abolire il passato a favore di un eterno presente …” (9)
Note:
Thierry Frémaux, nel booklet, Lumière! L’invenzione del cinematografo, edizioni Cineteca Bologna, 2016, pag. 12
Bernard Chardère, I Lumière. L’invenzione del cinema, Marsilio Editore, pag. 71
Omaggio a Louis Lumière, gennaio 1966, nel pressbook, op. cit. pag. 37
Gian Luca Farinelli, nel pressbook, op. cit pag. 5
Bernard Chardère, op.cit. pag. 93
Centro culturale dedicato alla promozione e conservazione del patrimonio cinematografico, con annesso il Museo Lumière, oltre a sale cinematografiche, che ha sede negli stessi locali dove è nata la settima arte. Dal 2009 Thierry Frémaux e Bertrand Tavernier hanno dato vita al festival Lumière.
Bernard Chardère, op.cit. pag. 5
Dal pressbook del film Lumière – L’avventura del cinema di T. Frémaux (2024)