INCONTRO CON JOHN SCHEINFELD di Luisa Ceretto

Tra le figure che si sono avvicinate all’universo di John Lennon, John Scheinfeld nel suo U.S.A. contro John Lennon ne ha tratteggiato aspetti inediti, attraverso un accurato lavoro di documentazione. Autore di documentari dedicati a figure artistiche carismatiche, Scheinfeld si afferma nell’universo della settima arte con un film sui fratelli Marx, The Unknow Marx Brothers. Fa il suo ingresso a Hollywood, facendo pratica nel settore della produzione, lavorando per gli studi televisivi, per il mondo della serialità ma, soprattutto, dedicandosi alla realizzazione di documentari. Una produzione documentaristica che nella sua alternanza tra cinema e televisione, manifesta, nel corso del tempo, con sempre maggiore evidenza, un filo rosso tematico, l’interesse per la realizzazione di opere a carattere biografico dedicate all’ambito della settima arte e a quello della musica, alle personalità da lui più amate. Il documentario dedicato a John Lennon, diretto nel 2006, focalizza l’attenzione sull’impegno civile della rockstar, sulle sue campagne in favore della pace.

Abbiamo avuto occasione di incontrare tempo fa John Scheinfeld, nel corso di una sua presenza a Bologna, nell’ambito della sesta edizione del Biografilm Festival e riproponiamo l’intervista. (*)

John Scheinfeld

Ci può raccontare com’è nata l’idea del film U.S.A. contro John Lennon?

L’idea del film è nata nel 1997, quando l’FBI rese pubblico il dossier su John Lennon. Ci è parsa una storia interessante, appassionante, che la gente non conosceva. È davvero raro trovare qualcosa di inedito su una figura che è stata così famosa. Avevamo il soggetto, ma non riuscivamo a venderlo. Nel 2000 abbiamo di nuovo provato a cercare un acquirente, e nuovamente nel 2002: ancora niente! Finalmente nel 2005 siamo stati in grado di vendere il film a Lionsgate, che ha trovato il nostro progetto entusiasmante. Credo, però, che qualcosa fosse cambiato. Nel frattempo c’erano stati l’11 Settembre e la guerra in Iraq. D’un tratto, la gente si è resa conto che il Presidente degli Stati Uniti stava intraprendendo una guerra impopolare, non solo, che il governo cercava di mettere a tacere chiunque manifestasse il proprio dissenso.

Manifesto di U.S.A. contro John Lennon (2006) di John Scheinfeld

Che tipo di ricerca avete svolto, da quali fonti avete attinto per trovare i materiali da inserire nel documentario?

Nel momento in cui l’FBI ha reso pubblici tutti i documenti, abbiamo potuto prenderne visione e servircene, e questa è stata una fonte importante. A quel punto  avevamo la storia, ma ancora non sapevamo con precisione di quali immagini avremmo avuto bisogno.

“QUANDO STO PER FARE UN FILM, DIVENTO UNA SPECIE DI DETECTIVE…”

Quando sto per fare un film, di qualsiasi argomento si tratti, divento una specie di detective e vado a cercare ovunque. Avevo un’idea piuttosto precisa di ciò che dovevamo cercare su John Lennon. Abbiamo quindi cominciato a rivolgerci ai vari archivi a Los Angeles e un po’ ovunque in giro per l’America, a New York, Washington, Chicago. Siamo stati a Londra, a Parigi… Mi dispiace, non siamo stati a Roma e neppure a Bologna! Spesso avevo date precise, sapevo cosa stavo cercando, ma altre volte non ne avevo la minima idea. Sapevo che dovevamo trovare materiali rari e inediti. Credo che l’elemento distintivo del film sia che davvero ci sono immagini mai viste prima. Ero alla continua ricerca di materiale nuovo. Ad esempio, ricordo che cercavo del materiale sulla permanenza di Yoko e John a Vienna.


John Lennon and Yoko Ono durante il Bed-in, la manifestazione non violenta contro la guerra in Vietnam, ad Amsterdam, 25 marzo 1969 © Eric Koch / Anefo

Finalmente, dopo mesi di ricerca, abbiamo trovato dei materiali in un archivio, proprio a Vienna: venti minuti di un film mai sviluppato, era stato soltanto girato. Si trattava di immagini di John e Yoko durante un evento politico in città, che abbiamo inserito nel film. Chiedevamo ovunque, a tutti gli archivi, qualunque cosa avessero avuto su John e Yoko. E poi, siamo andati da Yoko Ono, perché lei ha un archivio meraviglioso di fotografie e film e li volevamo utilizzare. Ci ha dato piena fiducia e ci ha permesso di attingere a quei materiali, che non erano mai stati mostrati. È stato meraviglioso.

U.S.A. contro John Lennon completa il ritratto di Lennon, lo arricchisce di aspetti inediti…

Abbiamo cercato di raccontare la vicenda in modo particolare, di fissare qualcosa di assolutamente nuovo di cui nessuno fosse a conoscenza. Direi che abbiamo visto anche un’altra Yoko Ono, divertente, romantica. Penso che la gente spesso abbia un’idea sbagliata su di lei, ci sono lati poco noti della sua sfaccettata personalità…

 Qual è il suo punto di vista a questo proposito?  

Nel corso di una presentazione del film, ho chiesto al pubblico quanti ritenevano Yoko Ono responsabile della rottura dei Beatles. Tutti hanno alzato le mani. Io ho risposto che avevano torto. Penso che anche i media abbiano preferito una vicenda più semplice da raccontare. Credo in effetti che la storia sia stata molto più complicata. Con tutta probabilità i Beatles si sarebbero sciolti comunque, quando è arrivata lei, John si stava guardando intorno… Avendo a che fare con lei, lavorando per la realizzazione del film, Yoko si è rivelata una vera sorpresa. Non era affatto come me la aspettavo, è veramente una persona amabile, ma soprattutto è un’artista, pensa ed agisce come un’artista. Il tutto mi è apparso così evidente… se teniamo presente la storia d’amore, il rapporto così forte tra John e Yoko, che ha avuto un forte impatto su entrambi. Ho pensato che i media avessero disegnato una persona orribile, che non corrispondeva al vero. Provo per lei una sincera ammirazione, apprezzamento per quello che ha fatto, per ciò che è. Ed è stata davvero una bella esperienza.

Lennon provava un’autentica fascinazione per gli Stati Uniti e in particolare per New York, può parlarne?

John Lennon 1940-1940. A Tribute su “People Magazine”, 22 dicembre 1980, copertina della rivista


 Come molti inglesi nati e cresciuti in Inghilterra negli anni cinquanta, Lennon era molto influenzato dalla cultura americana, soprattutto dal cinema, ma anche dalla musica, specialmente dal rock and roll, Elvis Presley per citare un nome. Ha sempre sentito un legame con l’America. E poi, quando i Beatles erano già famosi e sbarcarono negli Stati Uniti, per Lennon fu molto interessante. Penso che rispetto all’Inghilterra, in America si sentisse più libero di fare ciò che voleva, e che non fosse costretto a fare ciò che gli altri si aspettavano che facesse. Negli States ha trovato il modo di essere chi voleva essere veramente, anche con Yoko Ono, del resto, credo sia stato questo uno dei motivi di attrazione verso di lei. Basandomi sulle mie ricerche, penso che New York, anche per le sue dimensioni, la sentisse a sua misura,  adatta, confortevole; era piena di pittori, artisti, musicisti. Ma anche perché, e lo stesso valeva  per Yoko,  potevano camminare in mezzo alla moltitudine della gente, liberamente. A New York c’era un’energia artistica, una vita culturale, poteva vivere il suo essere artista, camminare per strada, andare in un caffè…

La prima volta che Lennon sbarca negli States era con i Beatles. Col tempo,  la sua immagine cambia e il governo americano mostra nei suoi confronti un lato oscuro e intollerante…

Quando John era un Beatle era una divertente e brava rockstar. Ma quando nel 1966 disse che secondo lui per i giovani, “i Beatles erano più famosi di Gesù”, la sua non era una riflessione polemica o provocatoria, voleva soltanto essere una constatazione, era quello che pensava veramente. Ma la stampa americana fraintese e condannò severamente questa frase, senza pensare al contesto in cui era stata pronunciata. E questo fu solo l’inizio… Lennon non era più solo un musicista, ma pensava con la propria testa ed esprimeva delle idee. Quattro anni dopo andò a New York e cominciò a stringere amicizia con persone che il governo stava tenendo sotto controllo per via della loro attività politica; è così che entrò anche lui nelle file degli indagati. Il governo agli inizi degli anni settanta aveva un’idea ben precisa di chi era Lennon e ne temeva l’influenza. Era veramente combattivo contro la guerra del Vietnam, tanto che divenne più noto per la sua protesta che per la sua musica.

La capacità mediatica quanto ha inciso nel creare la sua figura, il suo mito?

Certamente Lennon doveva essere cosciente dell’attenzione dei media verso di lui, erano sempre all’erta, pronti, e se ne è servito; lo ha fatto quando voleva promuovere i suoi messaggi per la pace, oppure per divulgare le proprie idee sul rapporto uomo-donna. Era brillante e sapeva fare un uso dei media notevolissimo. È stato davvero bravo. Del resto, se consideriamo che John Lennon è morto nel 1980, e che noi due, oggi, stiamo ancora parlando di lui… Il suo impatto è stato enorme nella società.

 E con la settima arte, secondo lei, che tipo di relazione aveva?

Manifesto di A Hard day’s night, in occasione della riedizione del film, 2014

John Lennon aveva compreso la potenza del cinema, il suo potere nell’educare, informare, intrattenere. Ha cominciato come attore, penso che A Hard Day’s Night sia il suo miglior film e che Richard Lester sia uno straordinario regista. L’ho rivisto recentemente. Penso che John non fosse attratto dall’essere attore. Gli piaceva essere ripreso, ma non era interessato a recitare altro ruolo all’infuori di quello di John Lennon. Era molto a suo agio di fronte alla macchina da presa ed era sempre pronto a parlare, ma credo lo fosse per dire le sue parole e non quelle di una sceneggiatura scritta da altri. John viveva e sentiva il momento. Diceva quello che provava in quell’istante, e poi poteva cambiare idea dopo un’ora, oppure la settimana successiva. Amava cambiare molto anche il suo stile esteriore, gli occhiali, il taglio di capelli, era molto attento a “vestire”, a cogliere i cambiamenti del momento…

Il suo debutto nella regia è un omaggio ai fratelli Marx. C’era chi diceva che i Beatles ne imitassero alcuni modi di fare…

La stampa americana si trovò impreparata di fronte ai Beatles, la prima volta che vennero in America. La band era brillante, divertente, affascinante, scherzava coi giornalisti. Quando giunsero a New York, uno di loro disse che il loro stile sembrava imitare quello dei fratelli Marx. Non so esattamente quando e se John abbia mai visto uno dei loro film. So che successivamente John incontrò Groucho Marx a Los Angeles, credo provasse ammirazione per lui, per quel che diceva, per il suo linguaggio. Groucho dava grande importanza alle parole.

Nei suoi film si è occupato di figure artistiche come i già citati Groucho, Harpo, Chico e Zeppo Marx, come John Lennon, o ancora come Peter Sellers, eppure, nonostante la loro notorietà, nessuna di loro appartiene al mainstream…

Lavoro sempre su figure e su vite che ho amato molto. È stato così per Frank Sinatra, così come per i fratelli Marx. Per me la documentazione sulle vite di questi personaggi è un divertimento, un piacere…Sono molto interessato alle storie di uomini che hanno raggiunto il successo per conto loro, che hanno fatto ciò che hanno voluto, e John Lennon è tra questi. È questo il tema comune che lega i miei film, si tratta sempre di persone che hanno avvicinato l’arte in maniera estremamente individuale, indipendente…

 A quali nuovi progetti sta lavorando?

Ho appena presentato un film per la televisione sul cantante popolare Bing Crosby. Ho fatto diverse cose, come avrà visto, sulle star della musica, ma non voglio dedicarmi solo a questo. Ho appena girato un film sul Paradiso, sul suo significato nelle cinque religioni più importanti, il Cristianesimo, l’Islamismo, l’Ebraismo, l’Induismo e il Buddhismo. Come vede non mi occupo solo di rock and roll! Ho in mente di fare qualcosa probabilmente intorno a Monna Lisa, e forse, su una star del cinema e poi ancora su Martin Luther King… insomma ho molte idee, vediamo per quali di questi progetti riesco ad ottenere i fondi. Mi interessano tutti, naturalmente!

(*) L’ incontro è apparso sulla rivista “Carte di Cinema” n. 28, 2010

Torna al numero completo XXXIII- JOHN LENNON NEL CINEMA

© RIPRODUZIONE RISERVATA